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973 m
334 m
0
3,5
7,0
13,96 km

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біля Piobbico, Marche (Italia)

Quasi tutto il percorso è segnalato in bianco-rosso, ad eccezione dei tratti che vanno dal bivio sentieri n. 5 e 9 a Fonte Corniale, da lì alla vetta e da questa all’innesto con il sent. n. 163 (non riportato su tutte le carte). Non sempre poi i segni sono ben visibili o manutenuti. Qualche zona infestata da ginestre contribuisce a generare incertezze nell’escursionista, soprattutto nel caso di bivi. Parcheggiata l’auto nel centro di Piobbico, si imbocca Via D’Urbania, oltre il ponte sul F. Candigliano. Quando la fila di case sulla destra si interrompe, si prende a salire su Via Mercatale (ci troviamo da qui sull’itinerario n. 5). Subito un tornantino porta a sinistra. Più sopra, a un bivio, si gira a destra: si incontra così la Torre di Guido Brancaleoni (purtroppo solo i ruderi, da qualche anno (1) ) e da lì si imbocca il sentiero che sale ripido su un prato pesantemente colonizzato da ginestre. Procedendo necessariamente fuori della traccia, e tenendosi sul prato di destra, si deve alla fine forzare il passaggio e andare sull’evidente sentiero che sale da un borghetto con piscina. Da qui la salita è su sentiero sempre riconoscibile e senza possibilità di errore. Su supera una costa di scaglia rossa (2) attraverso una serie di ripidi tornanti, e da q. 480 si inizia un lungo traverso che solo nella parte mediana è interrotto da una serpentina che evita una grande zona di frana. Il panorama sul M. Nerone che si gode da questo traverso è affascinante, così come la vista in verticale del complesso residenziale dei Brancaleoni. Si continua in diagonale in area fittamente boscata fin sopra un grande impluvio: qui si trova il bivio con il sent. n.9, anche se il terreno in frana e il fitto sottobosco ne mascherano la vista. Si va dunque a intercettare un sentiero segnato che va decisamente in direzione opposta a quella di arrivo: dopo poco si lascia la traccia di destra (sent. n. 9), poco visibile peraltro, e ci si tiene su quella principale. Una lieve discesa precede il lungo tratto in salita, che aggira la cupola sommitale del Montiego e con pendenza moderata ne segna tutto il versante occidentale (3) . Man mano la via si fa più ampia, tanto da diventare una vera e propria pista. Un ultimo tratto non rimboschito conduce a due strutture in muratura, nei pressi delle quali si trova la Fonte Corniale. Luogo ideale per una sosta e per rifocillarsi, questo luogo consente anche un bell’affaccio sulla Valle del Metauro. Nella giornata odierna la nebbia ha coperto il Montiego fino a questi casali, e dunque le vedute panoramiche si sono limitate alla parte più prossima alla vetta. Da Fonte Corniale si riparte per andare a Sud, sulla carrozzabile che collega il monte a Urbania. Ritornati sul versante meridionale, con una breve e facile salita su prato, si raggiunge la vetta di M. Montiego (4). Da qui la mole del Nerone, proprio dirimpetto, si impone allo sguardo e ne lascia decifrare i principali lineamenti geo-morfologici, e tra tutti il più impressionante: la Valle dell’Infernaccio, con la sottostante Val d’Abisso. Ma altri rilievi dell’Appennino sono riconoscibili, dal M. dei Frati (Alpe della Luna) al M. Carpegna e ai Sassi di Simone e Simoncello. Senza dimenticare il M. Paganuccio e il M. Pietralata, con tutti i colli e le valli che si distendono pezzati fino al mare. Dunque una vetta inaspettatamente prodiga di bellezza, nonostante la quota non raggiunga i 1.000 metri, spesi all’ombra d’un nobile massiccio com’è il Nerone. Dalla cima si scende in direzione Nord Est, si oltrepassa la strada (la stessa che si è lasciata poco prima, e che gira ad anello intorno al cocuzzolo sommitale), e si va a intercettare un sentierino che va a Sud Sud Est: si tratta del n. 163 (5). Si raggiunge così una staccionata malmessa e la si attraversa per una “porta” (segni deboli); dritti per il prato si calpesta una traccia vieppiù evidente, che con un largo tornante inverte la direzione e punta a Nord Est. Tra la vegetazione si perde quota su terreno sassoso, e con un tornante netto (q. 830) si cambia ancora rotta (Sud Est). Da qui le tracce si intrecciano e conviene mantenere ferma la direzione, finché non si raggiunge l’ampia sella prativa che incrocia gli itinerari per il borghetto di Montiego, la Balza della Penna e Piobbico (sent. n. 5). Qui un grosso masso con segni a vernice bianco-rossa fa da incrocio e da riferimento in caso di nebbia (6). Per una piccola rampa sassosa il sentiero (qui poco riconoscibile) volge verso occidente e per prato, arbusti e infine bosco raggiunge un’edicoletta votiva (maestà nella denominazione locale) eretta in devozione della Vergine: siamo a q. 708 e subito dopo si incontra una biforcazione. Lasciato il sent. n. 5, si scende a sinistra per il n. 6. Recenti lavori di pulizia del sentiero rendono questa via di discesa assai comoda e piacevole da percorrersi. Bisogna tuttavia fare attenzione poco più avanti dell’imbocco, perché una traccia evidente che prosegue diritta in quota per poi salire trae in inganno l’escursionista (7), che invece dovrebbe fare attenzione ai segni che lo portano a scendere decisamente sinistra per un netto tornante. Si perde quota lungo un vallone boscosissimo, per poi volgere a Ovest laddove si scavalca un contrafforte minore. Traversato un compluvio, si oltrepassa un importante crinale che borda il vallone la Fossa. Siamo ora in vista dell’abitato di Piobbico. Raggiunto il bivio con il Sent. n. 7, si passa su un delizioso ponticello sito nell’angusto tratto finale de la Fossa, e poco oltre si traversa sopra C. l’Isola (8). Ora il sentiero passa alto e parallelo al Fiume Candigliano, che si mostra normalmente con acque verdi e cristalline. Da qui si gode di una veduta veramente speciale sull’elegante Palazzo Brancaleoni (9). Lambito il corso d’acqua, si deve superare un breve tratto in frana, oltre il quale il sentiero entra finalmente nell’abitato di Piobbico. Oltrepassato un piccolo arco, la conclusione dell’escursione è “nell’angusta piazzetta di S. Antonio, vecchio nucleo della località propriamente denominata Piobbico posta di qua dal fiume rispetto all’antico Borghetto e al Palazzo Brancaleoni” . Un anello remunerativo dal punto di vista ambientale e paesaggistico su un rilievo ingiustamente considerato minore, che offre anche interessanti spunti alpinistici sul roccioso contrafforte orientale detto Balza della Penna, e un bel lungofiume alla sua base.
Note
1) Si tratta “di una piccola costruzione a pianta circolare che fungeva da punto di osservazione verso i territori della nemica famiglia degli Ubaldini che risiedeva al Castello dei Pecorari. In effetti la torre si erge in ottima comunicazione visiva col Castello Brancaleoni e può essere considerata una sua propaggine.” (da: M. Bani, Monte Nerone, Comune di Piobbico)
2) Il M. Montiego è caratterizzato prevalentemente da questa formazione geologica.
3)“Il percorso si snoda interamente dentro il rimboschimento a pino nero effettuato nel 1917-18 col lavoro dei prigionieri di guerra austro-ungarici che introdussero le loro tecniche e, dopo il 1930, dal Corpo Forestale dello Stato. Tra le file allineate di pini coetanei, molto rari sono gli esemplari giovani di pini nati sul posto. Questa constatazione testimonia la differenza tra le piante autoctone, che si riproducono, e queste, alloctone, che appaiono pressoché sterili” (da: M. Bani, id.)
4) Monte Montiego deriva dal latino Mons Equum, Monte Cavallo.
5) Qui il sentiero non è segnato, e numerose sul terreno sono le “passaiole”: va dunque monitorata la quota e valutata la maggiore evidenza della traccia in questione
6) Da lì la discesa a Montiego è breve e facile, e una sosta è molto remunerativa in caso di buona visibilità. La piccola frazione è collocata “in una verde e ridente conca, con le graziose case splendenti nella bianca Maiolica con cui sono costruite. … I conci delle case sono stati ricavati dalla stessa roccia su cui furono edificate, la cui fine grana gli è valsa appunto la denominazione di maiolica, in analogia con la omonima bianca e pregiata ceramica. La stessa formazione geologica caratterizza lo sperone roccioso facilmente raggiungibile da Montiego seguendo sino in fondo i segnavia n. 5. La sua leggera e laminare struttura gli è probabilmente valsa la denominazione di Balza della Penna” (da: M. Bani, id.)
7) Questo sentiero rientra sul n. 5 poco prima dell’impluvio la Fossa
8) Tenersi alti all’uscita del fosso, per evitar di entrare nel cortile del casale
9) M. Bani, id.

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  • Фото Roberto Bobo Annibalini

    Roberto Bobo Annibalini 16 квіт. 2017

    Percorso: Piobbico (324 m) - sent. n. 5 -- bivio sent. n. 9 (728 m) - casali di q. 860 (F.te Corniale) - M. Montiego (975 m) – sent. n. 163 - sella di q. 730 - innesto sent. n. 6 (708 m) - bivio sent. n. 7 (363 m) – Piobbico (324 m)
    Dislivello: in salita 700 m.; in discesa 700 m. Sviluppo: km 13,50
    Tempo di percorrenza: 5h 15m + le soste. Partenza ore 10,15; arrivo ore 16,15
    Difficoltà tecnica: E Complessità: media, ad eccezione del tratto dalla vetta al bivio per il borgo di Montiego soprattutto in caso di scarsa visibilità
    Fonti: Fonte Corniale
    Condizioni meteo: nuvoloso, temperatura rigida, vento assente, visibilità buona in vetta, quasi nulla fino ai 930 m. di quota a causa di nuvole basse, assenza di neve sul percorso
    Partecipanti: 4 (Roberto Annibalini, Maria Grazia Bontempi, Franco Turbitosi, Lanfranco Fattori)

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